lunedì, 23 novembre 2009

23 novembre 1980   un terremoto di 90 secondi colpì' il Sud Italia. Epicentro fra l'Irpinia e Potenza. Decimo grado scala Mercalli, 3000 morti, quasi 9000 feriti e circa 235000 case rase al suolo. La memoria è l'unico risarcimento che si può dare alle vittime...

Usa: fuga radioattiva a Three Mile Island

(ANSA)- ROMA, 22 NOV - Una fuga radioattiva si e' verificata nella centrale di Three Mile Island in Pennsylvania, nota per un grave incidente che avvenne 30 anni fa. Dopo quell'incidente, il peggiore mai avvenuto negli Usa, non venne piu' costruita alcuna centrale nucleare. In seguito all'episodio circa 20 lavoratori sono stati esposti ad una leggera contaminazione. Per la Nuclear Regulatori Commission, impegnata nella verifica di quanto accaduto, non sembra esserci alcun rischio per la salute e la sicurezza pubblica.

Una centrale atomica, sarebbe un vicino gradito durante un terremoto come quello del 1980?

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giovedì, 12 novembre 2009

tratto da: www.acquabenecomune.org
Campagna nazionale "SALVA L’ACQUA"

Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua lancia una campagna contro i recenti provvedimenti governativi volti alla privatizzazione dell’acqua

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IL GOVERNO PRIVATIZZA L’ ACQUA e I BENI COMUNI

Con un decreto del 10 settembre scorso (D.L. 135/09, Art. 15) il Governo regala l’acqua ai privati: sottrae ai cittadini l’acqua potabile, il bene più prezioso, per consegnarlo, a partire dal 2011, agli interessi delle grandi multinazionali e farne un nuovo business per i privati.
Entro il prossimo 24 novembre, il decreto che privatizza l’acqua potrebbe diventare legge.

Si tratta della definitiva mercificazione di un bene essenziale alla vita


Si tratta della definitiva consegna al mercato di un diritto umano universale

Si tratta di un provvedimento inaccettabile!

IMPEDIAMOLO !

FIRMA L’APPELLO ON-LINE: CAMPAGNA NAZIONALE “SALVA L’ACQUA” - IL GOVERNO PRIVATIZZA L’ ACQUA!

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venerdì, 06 novembre 2009
Dal sito dell' Espresso
Dalla prima inchiesta del 2004, che denunciava l'aumento dei casi di leucemia in Calabria, nella zona in cui nel 1995 si era arenata la Jolly Rosso, alle rivelazioni del pentito della 'ndrangheta Francesco Fonti sulle navi cariche di rifiuti radioattivi affondate nel Mediterraneo, gli articoli e i servizi video con cui L'espresso ha indagato sui veleni che minacciano il nostri mari e chi abita sulle coste del sud Italia
Bidoni sospetti lungo il fiume Oliva, alle spalle della spiaggia dove si arenò la motonave Rosso. Crolla dopo anni il muro del silenzio. In tre vanno dai magistrati
Greco, dirigente di ricerca e assessore regionale calabrese all'ambiente, definisce cosa sta succedendo dopo il ritrovamento nelle acque al largo di Cetraro di una nave carica di rifiuti tossici. La popolazione attende la bonifica del tratto di mare dove sono stati scoperti il relitto affondato e i bidoni. L'assessore denuncia: "Si assiste a uno stallo totale delle attività
(29 settembre 2009)
 
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mercoledì, 04 novembre 2009
rogoPremetto che non mi fa affatto piacere l'emergenza rifiuti di Palermo. Ma come mai i telegiornali non si riempiono delle immagini di Palermo invasa dai rifiuti?
Come mai non mettono in risalto che una regione controllata dai partiti di governo è sommersa da mesi dal problema rifiuti?
Così come successe per Napoli, i telegiornali ci dovrebbero mostrare il dramma della città, ma questo non avviene perchè sarebbe uno schiaffo al Premier spazzino. La notizia stonerebbe con l'immagine (falsa) di
risolutore di problemi munnezzari. E dove stà il suo capo della protezione civile con stipendio da un milione di €uro?

Palermo, 5 ott. - (Adnkronos) - Tornano i roghi dei rifiuti a Palermo. La notte scorsa sono stati dati alle fiamme diversi cumuli di spazzatura. Sono stati una ventina gli interventi dei vigili del fuoco in diverse zone del capoluogo siciliano. Roghi soprattutto allo Sperone, ma anche a Brancaccio e via Ernesto Basile.

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martedì, 27 ottobre 2009
Corriere della Sera.it
ROMA - Nessun inquinamento radioattivo per ora nel mare antistante Cetraro (Cosenza). Dalle prime analisi ambientali «è emerso che fino alla profondità di 300 metri non si rilevano alterazioni della radioattività», ha detto il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, in merito al relitto trovato a largo del paesino calabrese, battezzato la "nave dei veleni", a seguito delle Leggi ancora...
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martedì, 27 ottobre 2009
Corriere della Sera.it
BERGAMO - Bergamo non avrà una via intitolata a Peppino Impastato, in compenso sarà trovata una strada da dedicare ai caduti della lotta alle mafie. In città si continua a discutere intorno alla figura del giovane ucciso trent'anni fa dalla mafia, dopo la decisione del sindaco leghista di Ponteranica (Bergamo) di togliergli l'intitolazione della biblioteca del paese. BOCCIATURA IN Leggi ancora...
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martedì, 27 ottobre 2009
Nuovi scenari dopo un elezione?
Purtroppo raramente è così, le parti politiche si alternano ma i problemi restano. I cittadini convivono eternamente con problemi quali le strade rotte e mal gestite, i rifiuti affrontati sempre allo stesso modo, con le discariche o con gli inceneritori, le nostre città sono avvelenate da smog e traffico congestionato.
I politici che si alternano sulle poltrone sono di colori diversi ma di uguali interessi (i loro).
Sono prossime le elezioni per il rinnovo del consiglio comunale sciolto un paio di anni fa per infiltrazioni camorristiche.
AUGURI PAISA'
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venerdì, 23 ottobre 2009
Corriere della Sera.it
NAPOLI - Bonifiche sul litorale flegreo, arriva un altro ciclone. Il presidente della Regione Antonio Bassolino e il prefetto di Napoli Alessandro Pansa sono indagati - insieme ad altre sette persone - dalla procura della Repubblica di Napoli nell’inchiesta relativa a presunte irregolarità nell’affidamento di lavori di bonifica di siti e falde inquinati lungo il litorale flegreo, Leggi ancora...
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martedì, 20 ottobre 2009
tratto da www.repubblica.it
Nucleare, 3 italiani su 4 non vogliono centrali in 'casa'

Il sondaggio Il 72% della popolazione continua a non fidarsi dell'atomo e vorrebbe puntare sulle alternative eolica e solare di ANTONIO CIANCIULLO


Tre italiani su quattro non vogliono nemmeno prendere in considerazione l'idea di una centrale nucleare nella propria provincia. E il 72 per cento non crede che le attuali tecnologie nucleari garantiscano elevati standard di sicurezza.
E' il verdetto che esce dall'indagine sulla democrazia energetica condotta dall'Istituto Format per conto di Somedia su un campione statisticamente rappresentativo della popolazione italiana di età superiore ai 18 anni (sono state effettuate 1.000 interviste con il sistema Cati dal 14 al 17 settembre 2009). L'atomo esce bocciato in modo netto, nonostante il lungo pressing del governo che ha aperto all'industria francese del settore, in forte difficoltà di bilancio e alle prese con l'aspro contenzioso giudiziario per l'impianto di nuova generazione che sta subendo un rinvio dopo l'altro in Finlandia.
Che il nucleare non piaccia agli italiani del resto sembra essere una conclusione alla quale è arrivato anche Palazzo Chigi: il governo ha deciso di rinviare la definizione dei siti per le quattro centrali che intende costruire a un periodo successivo alle elezioni regionali di primavera. Ma come produrre l'energia che sarà comunque necessaria, anche spingendo al massimo sulla leva dell'efficienza? Ecco l'indice di gradimento sulle rinnovabili che emerge dall'indagine di Format diffusa oggi al convegno Energetica, organizzato da Somedia. Al primo posto c'è il solare fotovoltaico con il 48,6 per cento. Al secondo l'eolico con il 25,9 per cento. Al terzo il solare termico con il 17,3 per cento. Poi vengono le biomasse (2,6 per cento), le onde marine (3,3 per cento), la geotermia (1,3 per cento), il mini idroelettrico (1,0 per cento).
Il livello di conoscenza delle fonti di energia rinnovabili non è risultato molto alto. Ha affermato di conoscere “molto bene” l'energia solare fotovoltaica il 26,4% del campione, l'energia solare termica il 17,1 per cento, l'energia eolica il 26,6 per cento, l'energia da biomasse il 12,3 per cento, l'energia dalle onde del mare il 7,5 per cento, la geotermia il 10,8 per cento ed il mini-idroelettrico il 6,3 per cento.
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lunedì, 12 ottobre 2009

tratto da: www.corriere.it

Napoli, rifiuti speciali nella falda acquifera La città dorme su un carico di veleni

Gli speleologi del commissariato:nelle cavità montagne di detriti edili e fusti che galleggiano sul pelo dell'acqua

 

NAPOLI — Gli speleologi appena qualche anno fa non hanno potuto ispezionare le cavità sotto la chiesa disastrata di San Carlo alle Mortelle per le gallerie impraticabili, perché ostruite da tonnellate di immondizie e detriti. E con i Quartieri Spagnoli è il sottosuolo dell’intera città ad essere ridotto a discarica di rifiuti anche speciali, quindi pericolo­si: risulta dell’edilizia, vernici, fusti con sostanze presumibilmente tossiche si ammassano sotto ter­ra accanto a tonnellate di rifiuti ordinari gettati dai pozzi che un tempo furono vanto dell’ingegneria borbonica.

Ed anche sull’acqua che scorre in falda galleggiano rifiuti ordinari, vernici, olii minerali, lattine, plastiche, acqua che, nei quartieri «verdi» periferici, è utilizzata per irrigare coltivazioni.

I fu­sti presumibilmente tossici sono stati trovati al centro della città, sotto via Monte di Dio, assieme a quintali di detriti dell’edilizia. A Chiaia, nell’immediato sottosuolo di via Morel­li gli speleologi si sono imbattuti in una discarica colante di olii esausti ed ancora in tonnellate di de­triti edili. Sotto via Matteo Renato Imbriani, altre distese di detriti misti a rifiuti ordinari. Pure a via Nicotera le grotte sono un’immensa discarica co­me alle porte della città, a Marianella sotto via Sca­glione: sacchetti ancora integri «scivolano» soprat­tutto dall’emergenza rifiuti, a quintali, lungo gli an­tichi pozzi direttamente nel sottosuolo. E la famosa acqua di Napoli: gli speleologi han­no fotografato rifiuti urbani che navigano sul pelo dell’acqua di falda sotto via Soriano, in zona piazza Dante, dove anche liquami sono sversati diretta­mente da un paio di stabili in canale, mentre le ri­ve delle gallerie sono sommerse da materiali di co­struzione; ed a poca distanza sotto vicolo Papa la superficie dell’acqua si copre di vernici e solventi sversati da un pozzo. Anche a Chiaia, in via Chiata­mone e sotto vico Santa Maria Apparente al corso Vittorio Emanuele sono state fotografate «immis­sioni abusive di acque nere» direttamente in falda. Dieci le strade ispezionate nel sottosuolo e qualche foto datata a diversi mesi fa è anche finita a corre­do di segnalazioni agli Enti ed alle autorità compe­tenti, ma mai nessuno è intervenuto per sgombera­re gallerie dai rifiuti o bloccare gli sversamenti abu­sivi nei pozzi.

Il mese scorso le voragini ai Quartieri Spagnoli, lo sgombero conseguente di tre palazzi e l’interdi­zione della Chiesa di San Carlo alle Mortelle spro­fondata sotto la navata centrale hanno riportato al centro dell’attenzione la questione sottosuolo, che a detta degli esperti potrebbe sostanziarsi in un pu­gno di parole: i controlli sulle cavità di Napoli si fanno «ogni 20-30 anni»; quando si fanno sono im­pediti da ostacoli non soltanto di natura economi­ca, ma materiali; alle denunce degli esperti, regolar­mente protocollate ad uso di Enti ed autorità che conferiscono gli incarichi di controllo, non seguo­no interventi. La mappa «a campione» delle ostru­zioni e delle discariche sotterranee appena illustra­ta è opera del geologo napoletano Gianluca Minin, direttore tecnico della Ingeo Srl, società che svolge dal 2002 verifiche statiche nelle cavità della città per conto del commissariato di Governo per l’Emergenza Sottosuolo. Nel 2002 si era avvicinato anche alle cisterne di San Carlo alle Mortelle ma non è riuscito a raggiungerle. «È abitudine consoli­data — spiega Minin — quella di utilizzare i pozzi che consentivano l’accesso alle cavità della città per sversarvi ogni tipo di rifiuto. Ma soltanto negli ultimi anni gli sversamenti, prima caratterizzati da detriti a prevalenza terrosa e da materiali di risulta dell’edilizia, sono frequentemente costituiti da ri­fiuti solidi o liquidi urbani e da rifiuti speciali. Du­rante le attività di verifica abbiamo individuato e cartografato centinaia di sversamenti abusivi di materiale eterogeneo, che nella maggior parte dei casi costituiscono un ostacolo per le attività di rilie­vo occludendo gli accessi agli ambienti e rappre­sentano un pericolo per i tecnici perché, in diversi casi, si tratta di materiali organici e rifiuti speciali come vernici ed olii combustibili». L’impossibilità di accedere in tutte le cavità rappresenta un ri­schio, continua Minin, anche perché «per numero­si edifici non sono state mai verificate le condizio­ni statiche delle cavità sottostanti. Anche per alcu­ni edifici storici il sottosuolo non è stato mai ispe­zionato; ad esempio, i rilievi realizzati in superficie a palazzo Maddaloni e a Palazzo Doria-D’Angri han­no evidenziato la presenza di numerosi pozzi ottu­rati da materiali di risulta. Invece più grandi cavità nel settore a Nord di Napoli sono state usate come sversatoio di rifiuti solidi urbani con la mancata raccolta nelle strade durante la cosiddetta emergen­za.

E la pratica dello sversamento abusivo di rifiuti nel sottosuolo non è controllabile, visto che le veri­fiche nelle cavità vengono istruite e realizzate con intervalli compresi tra 20 e 30 anni». Anche perché rilievi del genere, compresa la rimozione degli osta­coli, hanno un costo elevatissimo che spiega le in­terruzioni degli svariati tentativi di mappatura del sottosuolo degli ultimi cinquant’anni. Un progetto è all’attenzione degli Enti locali ma prende tempo proporzionalmente ai rispettivi limiti di bilancio. L’esperto, Minin, dal suo canto spiega: «Sarebbe fattibile cominciare col censimento in un’area cam­pione di tutti gli sversamenti di materiali; con sche­dature delle tipologia e quantità di materiali sversa­ti, gli indirizzi dei pozzi utilizzati, fotografie e so­prattutto, le indicazioni sulle conseguenze degli sversamenti in termini di inquinamento di falda, ostruzioni, danni, perdite idriche. Il censimento al­meno consentirebbe di individuare gli edifici da cui sono stati sversati i materiali e, quindi, nel caso in cui gli sversamenti impediscano agli speleologi di proseguire le attività di verifica, trattandosi di un’aggravante, bisognerebbe poter accollare ai re­sponsabili i costi per la rimozione dei materiali o per le attività di scavo necessarie».

Luca Marconi
12 ottobre 2009

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